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Dove nè Napoleone nè Adolf…

In Travels on March 12, 2006 by Pino

…(quindi nemmeno Silvio, che solo a loro è secondo) sono riusciti, sono riuscito io: il mese scorso ho conquistato Mosca, d’inverno.

Ok, lo ammetto, non sono stato tanto io a conquistare Mosca, quanto Mosca a conquistare me. Ragazzi che bella città!

15 febbraio

Arrivo nella capitale russa di sera, all’aeroporto Vnukovo. Dopo un’interminabile fila per il controllo del visto e dei bagagli alla dogana, prendo un treno iperriscaldato (la differenza con la temperatura esterna sarà almeno di una cinquantina di gradi) e poi la metropolitana per andare all’ostello. La metropolitana è affollatissima! Penso di aver visto il peggio del peggio durante qualche edizione della SMAU a Milano, ma non ho fatto i conti con le rush hours a Mosca😀. Folle interminabili occupano ogni passaggio, ogni scalino delle scale mobili… Persone ovunque: bellissimo.
Dopo aver raggiunto l’ostello (per info: GodzillasHostel) io e Jens usciamo subito e ci incamminiamo verso la piazza Pushkin: sulla piantina che ho, sembra una piazzetta tranquilla e verde (ok, verde non me la posso aspettare vista la coltre di neve), invece dal vivo si rivela la piazza più busy di Mosca! Lì mangiamo presso un self-service con specialità mongole. Il sistema è abbastanza interessante: si piglia una ciotola, la si riempie di carne cruda (io) o frattaglie (jens), di verdura, tofu, salse varie, spezie e poi la si porta al grill dove qualcuno ha la pazienza di cuocere il piatto. Alla fine mangio molto bene🙂 (per info: Ёлки-Палки).
Dopo aver mangiato ci siamo incamminiamo lungo Tverskaya e raggiamo la Piazza Rossa. Che spettacolo: è praticamente deserta, con un un’aria ancora sovietica, seriosa. Il centro commerciale Gum è pacchianamente illuminato (stile natalizio per intenderci), la cattedrale di San Basilio mostra i suoi colori e il Cremlino domina tutto con la sua austerità dietro al mausoleo di Lenin.

Piazza Rossa


16 febbraio

Il mio programma prevede di visitare il Cremlino, ma il giovedì è chiuso quindi mi accontento di visitare innanzitutto il mausoleo di Lenin. Prima però di dirigermi nuovamente verso la Piazza Rossa devo andare a registrare il visto: soggiornando in Russia più a lungo di 3 giorni è la necessario. L’ostello non può registrarmelo automaticamente così mi reco presso un uffico turistico che lo dovrebbe fare per me. Le indicazioni di James, l’ostellante, sono precise: agenzia, strada, numero civico, labirinto di palazzi sovietici in un cortile, secondo piano… Vado al secondo piano e non trovo l’ufficio, nessuno parla inglese, chi capisce qualcosa di quello che dico mi dice di andare un piano più sotto. Un po’ perplesso e testardo mi faccio tutti gli uffici del secondo piano finchè uno mi spiega che non esiste il piano terra! Quindi sono al terzo! Ah, la Russia… Riesco finalmente ad arrivare al posto giusto: una stanza 2×2, senza finestra, solo una scrivania, una sedia e una donna che… non sa un’h di inglese😀.
Fortunatamente riesco a farmi capire, lei prende i nostri dati, la carta d’ingresso e 500 rubli. In un inglese stentato mi dice di tornare oggi alle 10:01 e capisco che forse intende domani alle 11:00😀. Divertentissimo!
Torno sulla Piazza Rossa che, durante gli orari di apertura del mausoleo, si trasforma in zona inaccessibile. Dopo aver depositato ogni oggetto in grado di fare una fotografia rispetto una fila di 10 minuti (contro le 3 ore dei tempi sovietici) per vedere finalmente Lenin. Il sarcofago si trova qualche rampa di scale sotto terra, per ogni 2-3 scalini c’è un militare russo che ti indica la strada (manco fosse possibile sceglierne un’altra) e 3 altri militari controllano che non ci si fermi a guardare la salma per troppo tempo. Risultato: visito Lenin per 10 secondi della mia vita: ho l’impressione che il suo viso mi sia rimasto più impresso dopo qualche foto piuttosto che dopo la visita al suo mausoleo.
Sotto le mura del Cremlino sono seppellite anche altre personalità importanti: Gagarin, Stalin e Kurciatov per fare qualche esempio. Dopo un breve tour recupero tutti i nostri averi e decido che fa troppo freddo per non indossare una sciarpa e un quasi-colbacco. In realtà fa troppo freddo per rimanere all’aria aperta😉.
Ma il tour mattutino non è ancora finito: seconda tappa, Cattedrale di San Basilio. Da fuori è magnifica con tutti quei colori. Dentro è altrettanto colorata, ma… strana. È la mia prima chiesa ortodossa e non so che queste sono al loro interno molto anguste e divise in piccole sottochiese.

San Basilio

Usciti da San Basilio andiamo da Gum dove prima mangiamo poi incontriamo il mio amico Vadim.
Con lui ci rechiamo al museo Pushkin che purtroppo si rivela una delusione. L’oro di Troia che i russi hanno sottratto ai tedeschi nel ’45 consiste in davvero pochi pezzi, mentre il resto della collezione d’arte è in gran parte costituita da copie o riproduzioni😦. Alla fine è difficile anche apprezzare i pochi pezzi originali.
Usciti dal museo ci incontriamo con Nikolay, un amico di Vadim, e facciamo un giro in auto per la città prima di andare a cena e concludere la prima giornata moscovita.

17 febbraio

È venerdì 17. Una giornata sfigata direbbero i superstiziosi, il giorno perfetto per sperare che il visto sia stato registrato😀. Per cominciare col ritmo giusto andiamo a fare colazione presso un bar che Vadim ci aveva mostrato la sera prima. Per strada notiamo subito che o le temperature si sono alzate o noi cominciamo ad abituarci e la cosa ci fa piacere. Ci dirigiamo quindi subito all’ufficio turistico per la registrazione del visto. Puntuali, alle 11 siamo là e… la tipa non c’è: il repostiglio delle scope, ehm, volevo dire, l’ufficio è chiuso! Sono però rincuorato perchè altre due ragazze la stanno aspettando e quindi immagino solo che sia un po’ in ritardo (o puntuale, per i russi :-D). Dopo circa 20 minuti si fa viva e in poco tempo arriva il mio turno: tutto ri risolve in fretta, il visto è registrato e quando sarebbe venuto il momento avrei potuto lasciare il paese senza andare prima in prigione (ok sto esagerando😀 si sarebbe trattato solo di pagare una multa il cui valore sarebbe stato deciso dalle difficoltà economiche dell’agente di frontiera).
La principale attrazione della giornata ci aspetta già: il Cremlino. Dopo aver fatto la fila alla cassa (dove come al solito l’inglese non è nemmeno un optional) e aver pagato 10 volte di quanto pagherebbe un russo (non vuole essere una critica) ci avviciniamo all’entrata, ma… no, con qualche gesto scimmiesco il gorilla ci fa capire che dobbiamo lasciare lo zaino al deposito (a pagamento). Facciamo tutto diligentemente e ritentiamo all’entrata. Altro stop. Siccome sembriamo dei ceceni o degli scagnozzi di Bin Laden dobbiamo essere analizzati con speciali apparecchi a raggi cosmici progettati in Ucraina, vicino Cernobyl, qualche ventennio prima😀. Alla fine ce la facciamo: siamo dentro! I due piccoli spermatozooi tedeschi hanno fecondato l’ovulo russo. Urrà.

Dentro!

Lonely Planet alla mano capiamo innanzitutto che la parte visitabile di quella meraviglia architettonica che è il Cremlino è davvero limitata😦 peccato. Ci atteniamo al percorso consigliato e ci facciamo una flebo di chiese ortodosse. Una carellata di colori e di icone: uno spettacolo. Chiaramente però nessuno alla cassa mi aveva informato che avrei dovuto procurarmi anche il permesso di fotografare (lo avrei dovuto immaginare, però, stupido io) e due streghe (giuro! una di loro aveva proprio una verruca sulla punta del naso) mi impedivano di fare qualunque scatto. Poco male: non so se sarei mai stato in grado di rendere in foto quel che vedevo con i miei occhi.

Meraviglie del Cremlino

Dopo aver terminato la visita al Cremlino recuperiamo i bagagli e anmdiamo a mangiare. Questa volta però ci va male: doveva essere un pranzo semplice, da fast food, invece la qualità del cibo è stata peggiore di un Merdonalds e i prezzi limitati solo dalla stratosfera (info: non mangiare al centro commericale Okhotny Ryad).
Nel pomeriggio ci dirigiamo verso una delle vie più famose di Mosca: Arbat. La via è effettivamente carina e bohemienne, ma… troppo affollata da chioschi e negozi di souvenir. Non era nemmeno possibile fermarsi a guardare qualcosa senza essere assaliti da proposte di acquisto surreali. Puah.
Prima di incontrare di nuovo Vadim decidiamo che è il momento per fare un tour della metro moscovita. Come ho già accennato le stazioni sono tutte estremamente pulite e decorate: alcune più di altre. Così mi sono soffermato a guardarne alcune sulla linea circolare, a fare qualche foto e… a guardare la gente. Siccome i treni passano con altissima frequenza (quando uno un treno lascia la stazione c’è già il successivo in arrivo) la gente si ferma spesso a prendere una pausa dal ritmo frenetico della città, a leggere un libro, a parlare: una delle vere meraviglie di Mosca.

Meraviglie della metro

Alla sera ci rilassiamo presso una banya e poi andiamo a mangiare: georgiano. E fu sera e fu mattino, un altro giorno.

18 febbraio

È sabato, le vicende del visto si sono concluse, fuori splende un bellissimo sole, ma fa altrettanto freddo. Per darci una bella carica andiamo da Шоколадница dove io mi gusto una vera cioccolata, non quelle bevande al cacao che ti propinano qui in Germania. Mmm così densa ed amara… di fianco un paio di crêpes con i semi di papavero: un po’ di doping non fa mai male😉.
Destinazione principale della giornata è il convento Novodevichy: un capolavoro dell’architettura ortodossa un po’ fuori dal centro.

Convento Novodevichy

La bella giornata mi ha permesso di apprezzare i colori e le forme dei vari elementi che compongono il convento: la cattedrale, le torri, le altre chiese, gli alloggi.

Novodevichy Convent

Passeggiare all’interno del convento è davvero un piacere: è tranquillo, il sole fa pensare alla primavera, ci si sente davvero bene. Questa volta sono previdente e mi munisco anche del permesso di fare le fotografie🙂. Così le streghe di turno questa volta non mi possono dire nulla…
Adiacente al convento c’è anche un cimitero dove sono seppellite personalità di spicco della cultura russa. Ho così l’occasione di andare a trovare Chekhov e Shostakovich, Bulgakov e Gogol.

Chekhov

Dopo la visita mattutina al convento decidiamo che è ora di rifornirsi al mercato nero della pirateria discografica😀. Ci rechiamo quindi al megastore Gorbushka: una specie di MediaMarket suddiviso in tanti stand pieni zeppi di divx, cd di mp3, copie, versioni originali ecc. Sicuramente una miniera di prodotti, ma purtroppo non ben organizzati😦 alla fine ho perso un po’ la pazienza nel cercare quel che volevo: o non lo trovavo o i prezzi erano comparabili a quelli in europa occidentale. Probabilmente avrei dovuto contrattare, se avessi saputo un po’ di russo… o di faccia tosta😀. Jens almeno si è fornito di 3 cd di musica classica e le sue mestruazioni dovute al tanto camminare si sono improvvisamente fermate.
Ma la giornata non sarebbe finita con un paio d’acquisti nella periferia nordovest di Mosca… Un bel tour attraverso le vie di Kitai Gorod mi aspettava.
Il nucleo più antico della capitale russa è così ricco di palazzi e chiese da far venire il capogiro.

St George's Church

Il sole sta anche tramontando; dal ponte sul fiume Mosca si gode uno spettacolo meraviglioso: sulla destra le mura del cremlino col palazzo del presidente russo, sullo sfondo la chiesa di Cristo Salvatore, comignoli fumanti, una delle sette sorelle di Stalin (uno dei sette grattacieli ordinati dal dittatore sovietico perchè gareggiassero con quelli statunitensi; in termini di bellezza architettonica sicuramente vincitori NdP) sotto, il fiume mezzo ghiacciato e il terribile traffico moscovita.

Tramonto

Siamo stanchi ed è il momento di andare prima a cena e poi in ostello a scrivere cartoline, organizzare l’ultima giornata piena a Mosca e a riposare.

19 febbraio

È l’ultimo giorno intero a Mosca. Come al solito, quando si avvicina la fine di qualcosa, ho la doppia sensazione che sia passato tutto in fretta e allo stesso tempo che sia durato un’eternità. Non so davvero perchè, ma soprattutto come, riesca a provare sentimenti così contrastanti tra di loro e viverli entrambi come veri…
Anyway, dopo la solita colazione con la cioccolata e la torta da digerire in qualche mese, ci incamminiamo un po’ in direzione ulitsa Petrovka, una delle più belle vie di Mosca. La percorriamo tutta, facendo ben attenzione a cambiare lato della strada non appena avvistiamo qualcuno sui tetti, impegnato a sbarazzarsi di tonnellate di neve. È davvero incredibile come a Mosca coesistano bellissimi palazzi in stile impero con costruzioni più recenti, risalenti alla dittatura comunista. A volte sono gli uni di fianco agli altri. O addirittura si fondono (una lastra commemorativa di qualche eroe sovietico proprio su una facciata zarista) creando uno stile che, sorridendo, mi viene da definire imperialcomunista🙂.
Dopo la passeggiata necessaria per dare una ragione alla colazione cioccolatosa, prendiamo la metro per recarci al Vernisazh. Si dovrebbe trattare di un mercatino delle pulci e di souvenir dove trovare un po’ di tutto e io avevo già qualche idea di che cosa volessi trovare… Spero solo che non si riveli una delusione come Gorbushka.
Fortunatamente la realtà supera a volte ogni più rosea immaginazione: anche se all’inizio mi sembra il solito mercato all’italiana o alla polacca, mi ricredo accedendo al vero Vernisazh. Come ci si accorge della distinzione tra vero e pataccoso? Semplice, dal pagamento del ticket d’ingresso😉. Il mercatino è davvero simpatico: sembra di stare in un parco giochi come a Disneyland. Ci sono castelli, case e navi artisticamente riprodotti per creare un po’ di atmosfera… Io mi metto subito a cercare qualche poster sovietico. Non è difficile trovarne, ma i prezzi sono stratosferici: uno di quelli su cui metto gli occhi costa 5000 rubli (circa 150 euro)! Ciao! Mi accontento di un paio di riproduzioni. Nel frattempo recupero uno scialle per la mia collega Marica, un colbacco per Jens e qualche magnete da frigorifero. Passeggiamo, mangiamo e alla fine lasciamo la parte souvenir per inoltrarci di più in quella delle pulci. Ed ecco che succede l’inaspettabile. Una vecchia signora vende dei poster sovietici, autentici, a prezzi stracciati e uno di questi ha un prezzo ancor più ribassato perchè un po’ sgualcito e vissuto. Meglio ancora! Contratto ancora qualche centinaio di rubli di sconto e finalmente posso ritenermi soddisfatto🙂.

Rodina Mat Zovyet

È però un po’ tardi e decidiamo di tornare in ostello per prepararci per grande evento della giornata: assistere alla Bohème al teatro Bolshoi.
Poco dopo le sei ci rivediamo con Vadim e un suo amico che ci ha gentilmente procurato i biglietti. Alle sette comincia lo spettacolo: è davvero bello stare all’opera… Peccato però che la rappresentazione sia un poco deludente. Era la mia prima Bohème e non me l’aspettavo così poco significativa sia musicalmente che nella trama. Pazienza, comunque un bel ricordo.
Dopo l’opera andiamo a mangiare in un posto delizioso: Pirogi.

20 febbraio

È il giorno dell’addio… L’aereo parte alle cinque del pomeriggio, ma non ci rimane molto tempo per fare qualcosa di più che un po’ di spesa di alcool, sigarette e dolciumi. Per questo andiamo in un piccolo ed interessantissimo supermercato su Tverskaya. È finemente decorato e ricco di specialità sia russe che internazionali. Passeggiamo ancora un po’, facciamo colazione, spediamo le cartoline e poi, dopo un ultimo saluto alla Piazza Rossa, ci dirigiamo con le valigie stracolme verso l’aeroporto, questa volta in autobus.
Alla dogana dell’aeroporto ecco accadere quello che temevo: non tanto la stecca di sigaretta comprata in più, quanto i miei poster destano sospetto. Tendenzialmente è vietato portar fuori dalla Russia qualunque oggetto che abbia più di 50 anni (il mio poster originale è del ’41) senza previa autorizzazione del ministero dei beni culturali. Tale autorizzazione è alla fine una tassa del 100% sul prodotto acquistato: basta andare al ministero, mostrare lo scontrino, pagare, fine. Un attimo… scontrino? Qualcuno ha mai visto uno scontrino al mercato delle pulci? Ecco… Come potrei (se anche volessi) pagare la tassa senza lo scontrino? Impossibile🙂. E come la metto coi doganieri? Semplice😀. Mostro loro prima le riproduzioni sperando che non controllino troppo… Funziona!
Ed eccomi così reduce dal mio primo viaggio russo con tanta malinconia nel cuore per la città di Mosca.

9 Responses to “Dove nè Napoleone nè Adolf…”

  1. E sono stato io a dirti che l’unico modo per leggere i posts e quello di non farli troppo lunghi! Così finirà che riuscirò a leggere il tuo viaggio moscovita!
    Mosca non l’ho mai vista, ma San Pietroburgo si e me ne sono innamorato.

    Avevo sentito di ristoranti dove si scegli che cosa mangiare e lo si cucina … però è la prima volta che sento che qualcuno ci sia apposta per cucinartelo al posto tuo!

    Su musei … credo che ti sei dovuto accontentare in quanto i più grandi ed interessanti sono san pietroburghesi (ed i san pietroburghesi ci tengono a fartelo sapere!).

    San Basilio … San Basilio … che miscredente che sei!
    Jeez! innanzitutto le microchiese non sono microchiese ma cappelle, poi il fatto che più ti avrà sorpreso è forse l’assenza dell’altare – cosa che disorienta i poveri italiani. L’altare è “nascosto” dietro l’iconostasi: situazione bella di mistero.

    Aspetto i prossimi posts! Però potresti aggiungere le foto nel post in modo da vedere quello che descrivi!!!

  2. che bello,voglio andare pure io!

  3. Sono convinto che i musei a San Pietroburgo siano di gran lunga più interessanti. Solo non avevo capito che il Pushkin a Mosca lo fosse così poco😀.

    Hai ragione, avrei dovuto usare il termine cappella🙂 Chiedo venia ma ti assicuro che ho capito che cosa stavo visitando.

    Per quanto riguarda l’aggiunta delle foto… ci sto lavorando😉 vorrei evitare di postare la foto due volte: una per flickr e una per il post.

  4. Trovate le foto in questa breve carellata un po’ troppo grandi?

  5. no le foto vanno bene … fin tanto che rimangono nei limiti del post non danno fastidio.
    continuo a ritenere che dovresti fare posts diversi … piuttosto che aggiungere su quello che hai gia’ fatto: mi constringi a controllare il blog cotidie! (ed allora a che serve un rss feeder?!)

  6. Il prossimo aggiornamento metterà fine al post, ormai la tua polemica è destinata a morire😀.
    Effettivamente le foto orizzontali sbordano un pochetto.

  7. ok … aspettero’ che farai un post del tuo prossimo viaggio (cos’e’ new york? o qualcosa prima? ;-))

    le foto orizzontali sono un poco fuori, ma di non tantissimo e comunque visto che i post non sono “giustificati” (nel senso della spaziatura fra caratteri) si nota poco o nulla. piuttosto dovresti dare un bel \begin{center} \end{center} per le foto verticali :-p … credo che tu abbia capito (anche se saranno eoni che non tex-i!)

  8. e bravo giuseppe che hai finito il tuo poema epico-cavalleresco!
    5000 rubli = 150 euro ?! ostrega se il cambio è cambiato! quando ero andato io a san pietroburgo la bellezza di 10 anni fa il cambio era 100 rubli = 30 lire! infatti mi ricordo bene l’aver comprato per mia mamma una collana d’ambra a 100,000 rubli in un negozio sulla prospect nevskyi.
    pirogi? li hai mangiati? anche se credo che tu li abbia già mangiati in germania … in ogni caso se ti mancassero quando sei qui si passa dai polacchi (ovvio che poi io li cucino come mi pare a me!)

  9. Beh ma caro Grisa… Il rublo, prima della caduta del muro, valeva quanto un dollaro, poi è diventato velocemente carta straccia e da quando hanno tolto un po’ di zeri sulle banconote, ha di nuovo un motivo per esistere.
    I pirogi sono buonissimi e il posto dove sono andato a mangiarli prende proprio il nome da questa specialità.

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