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27 Gennaio 1945

In Society on January 27, 2005 by Pino

State già immaginando di che cosa voglia parlare. A quest’ora avrete già visto 10 servizi tiggì, 80 spot radiotelevisivi, 5 speciali in seconda serata, vi accingerete magari a vedere Il Pianista su rai1, l’avrete letto su la Repubblica o sul Corriere o addirittura sulla rosea.
Avrete forse visto lacrime, alcune vere, altre di comodo, vi sarete ricordati che per qualcuno in Italia si raccontano tante barzellette sull’argomento, perchè si sa, noi italiani combattiamo le tragedie sempre con un sorriso. E che sorriso!
Avrete visto manifestazioni, contromanifestazioni, gente che abbandona per protesta un parlamento regionale, che vorrebbe mettere sullo stesso piano vittime e carnefici (ogni riferimento è puramente casuale).
E se qualcuno sarà scampato a tutto questo avrà letto il titolo di questo articolo e avrà capito lo stesso, se non altro per l’anno…
Io l’ho visto (dire di esserci stato mi sembrava poco nobile) circa 2 anni e mezzo fa. Una normale cittadina. A prima vista si capisce che al mondo esiste qualcosa di peggio della periferia milanese. I treni regionali ti ci portano partendo (ironia della sorte) proprio dalla stazione Plaszow di Cracovia, ma chiaramente (sarebbe troppo) non compiono la stessa deviazione di 60 anni fa e soprattutto anche quelli che percorrono il percorso di ritorno brulicano di gente.
Il Campo I è un museo vero e proprio, c’é anche un cinema dove si proietta un documentario in una lingua diversa ogni mezz’ora e dove un pacioso italiano può godersi la sua telefonata d’affari senza essere disturbato dagli altri spettatori. Sembra una piccola cittadina nella cittadina, una Crespi d’Adda polacca. Non ci sono nemmeno mura divisorie, non ci sono mai state.
Ora si cammina liberamente nei vari edifici e si vedono tonnellate di capelli, di scarpe, di pentole, di occhiali… Tutte cose che non appartenevano più a nessuno perchè rasati, scalzi, prigionieri o semplicemente perchè fisicamente inferiori per poter essere tenuti in vita. Anche io porto gli occhiali. Però non erano cose inutili. Coi capelli ci si possono fare meravigliosi materassi. O perchè non puntare sulla cultura e costruire un museo di un popolo estinto? Ce ne sono in America, in Messico e Perù, perchè non in Polonia? Ora è un pezzo della collezione ciò che allora serviva solo per una, la principale, delle molteplici attività del campo: il ciclone b. Con così tante palline bianche rimaste ci si potrebbero riempire gli angoli gioco dei mc donald’s di tutta Italia. Mmm… forse sono troppo piccole. Si può vedere come chi gestiva il campo giocava coi colori e i triangoli. Che storia! Sovrapponendo nel modo giusto due triangoli si fa una stella a sei punte! Tanti avevano quel simbolo sulla propria giacchetta. Ma non tutti. Alcuni avevano un solo triangolo. Rosa, giallo, nero, rosso…
Del Campo II è rimasto davvero poco. Chi l’aveva costruito ne era così geloso che l’ha mezzo distrutto prima di andarsene. Difficile da radere al suolo non era, visto che le baracche erano di legno, non avevano fondamenta, il loro pavimento era la terra nuda… Niente a che vedere col lusso del Campo I! Ora ci sono delle navette bus che ti portano dal primo al secondo campo, 60 anni fa al secondo ci si arrivava direttamente col treno. E lì finiva la corsa. Se c’era posto ci si andava a farsi una doccia. Altrimenti si aspettava nelle baracche.
Non so bene dove andare a parare. Cosa voglio dirvi? Di andar a fare una visita? Mmm non vi voglio così male.
Eppure sarebbe un’esperienza. Per quanto mi riguarda quella più infelice della mia vita. Non mi sono mai sentito così solo. Ho provato tanta solitudine. Avrei tanto avuto bisogno di un abbraccio allora. La Rowling direbbe come se non potessi essere più felice.

Pino

One Response to “27 Gennaio 1945”

  1. Io ci sono stato anni fa, non ricordo quanti, ma sono stato a Mauthausen, in Austria, vicino a Linz. Ero in gita scolastica alle superiori. Per me la sofferenza è difficile da affrontare perché tendo a farla mia, e lì, quel giorno mi sono trovato di fronte ad una sofferenza che non avevo mai conosciuto, a quella sedimentata: lasciata lì a decantare per 50 anni, che ti arriva solo tramite le baracche vuote, quelle con ammassati metri cubi di capelli e di denti d’oro. Luoghi che ancora oggi ti colpiscono al cuore. Quando penso ad una guerra, di quelle di oggi, di quelle che si dice vengono combattute in maniera intelligente (sarà?), mi viene in mente una sola cosa: Nie Wieder!

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